’a livella di Totò 

€ 10,00

 

’a livella
di Totò,  1983,  Fausto Fiorentino Editore
POESIA
condizioni: BUONE CONDIZIONI

Note:
Totò sfrutta la ricorrenza del 2 novembre, molto sentita nella sua Napoli natia, per affrontare ironicamente il tema della morte.

La poesia è ambientata in un cimitero, dove un malcapitato rimane chiuso dopo aver fatto visita alla tomba della zia defunta. Questi assiste incredulo al discorso tra due ombre: un marchese e un netturbino, casualmente sepolti l’uno accanto all’altro, rispettivamente in un sepolcro fastosamente ornato ed in una tomba abbellita solo da una misera croce di legno, «piccerella, abbandunata, senza manco un fiore». È il marchese ad aprire la surreale discussione, lamentandosi con fare polemico e mordente che la salma del netturbino - del quale disprezza la miseria ed il tanfo - sia stata deposta accanto alla sua.

Il netturbino - tale Gennaro Esposito - all’inizio assume un atteggiamento accondiscendente, quasi di mortificazione dinanzi all’atteggiamento assurdamente oltraggiato dell’altra ombra. È solo dopo averlo lasciato chiacchierare per un po’ che il disgraziato scupatore dà libero sfogo alla sua ancestrale saggezza e ammonisce il borioso nobile del fatto che, indipendentemente da ciò che si era in vita, col sopraggiungere della morte si diventa tutti uguali, grazie all’azione della morte-livella (la livella è uno strumento usato in edilizia per stabilire l’orizzontalità di un piano).[2] Non esiste né l’eversione per i ceti poveri, né la redenzione per quelli ricchi: sono solo i vivi, come ricordato da Totò negli ultimi versi, che si attengono alle classi sociali, in realtà pura apparenza, finzione:

«Sti ppagliacciate ’e ffanno sulo ’e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!»

’A livella si compone di 104 versi, tutti endecasillabi in rime alternate, ripartiti in ventisei strofe.

Scrivi una recensione

Nome:

La tua recensione:

Note: HTML non è tradotto!

Voto: Pessimo Buono

Inserisci il codice mostrato in figura: